C'era un momento, circa sei mesi fa, in cui l’idea di un Mezzo Ironman sembrava una montagna così alta da sparire tra le nuvole. Un’impresa titanica, roba da supereroi o da matti. Eppure, il 10 maggio 2026, quella montagna è stata scalata, una bracciata alla volta, un colpo di pedale e un passo dopo l’altro fino a quel traguardo di Cesenatico che profumava di pioggia, sudore e sogni realizzati.
La preparazione è stata un viaggio folle. Se le gambe e la grinta ce le ho messe io, il "motore" del cuore lo hanno acceso Sara Baldini e Tommaso Azzaro. Sara, con la sua pazienza infinita, mi ha presa per mano ogni singolo giorno, diventando la bussola nei momenti in cui la testa diceva "basta". Senza la loro guida, quel sogno sarebbe rimasto chiuso in un cassetto.
E poi è arrivato il "D-Day". Il 10 maggio, la Festa della Mamma. Mentre correvo, sentivo mia madre vicina, nonostante quei 300 km di distanza che ci separavano fisicamente: era lì, a ogni respiro. E con lei c’era mio padre, presente attraverso messaggi sospesi tra consigli tecnici e una tenera apprensione.
L’ultimo dei quattro giri di corsa è stato un film al rallentatore. Sotto una pioggia battente che cercava di lavar via la fatica, ho visto l’arco dell’arrivo. In quel momento non ero sola. C’erano i miei compagni di squadra: “leopardi silenziosi, ma forti come solo i triathleti” . Ho pensato alle risate e alle ansie condivise con Guia Bessi, Angela Saba, Sara, Scilla Torri- Scintilla e Paola Grassini, le amiche e compagne di squadra che sanno che dietro un cronometro ci sono mille emozioni e altrettante battute. E grazie anche ai "maschioni" della squadra, per quel sostegno un po’ ruvido ma sincero che non è mai mancato.
E se mai mi fossero mancate le energie, incrociare sul percorso il nostro Presidente Andrea Maggini( “Perché è un bel Presidente….! “ cit.) che ti sorride inguantato nel suo body con una banana in mano, è qualcosa che ti da comunque la forza per andare avanti.
Ma se devo pensare a chi ha davvero "fatto la gara" con me, il pensiero vola al mio Pietro Gustinucci. Il mio "pesce-pilota", come lo chiama Tommaso. Mi è tornato in mente lui, sulla sua MBT, a inseguirmi tra i tornanti dei monti pisani, le colline di Fauglia e le salite del Sacrario di Montenero. Povero Pietro: sveglie a orari assurdi che per lui sapevano di torture, rinunce a cene e feste, tutto senza un lamento. È stato il mio angelo custode su due ruote, la forza nei momenti di sconforto e la prova vivente che l’amore si dimostra anche aspettando una triathleta sfinita sotto un diluvio universale dopo 6 ore di attesa.
Quando il cronometro si è fermato su 6h 08', non è stato solo un tempo. È stata la fine di un viaggio e l'inizio di una nuova consapevolezza. Sono arrivata al traguardo con il cuore che scoppiava di gioia…. E oltre il traguardo, la vittoria più dolce: rientrare a casa e lasciarmi travolgere dalle feste e dai baci della mia Spiga
E un ultimo ma davvero sentito grazie agli amici accompagnatori, Davide Carfí e suoi preziosi consigli, Simona Iannini, Silvia Sainati e Dedo. Alfredo Solarino
Ragazziiii, che gara!!!!. Io sono davvero a posto così!
Finisher: una parola che oggi brilla più dell'oro.