Cortina - Dobbiaco 2014: la nostra prima volta.

04-06-2014 09:28 -

E´ arrivata in un lampo!
Sembra ieri aver corso la mezza di Lucca, la settimana di scarico è volata via lasciando il sospetto di non aver scaricato un granché ma eccoci qua: ore 5.45 solito ACI, in partenza!
Un poco dispiaciuti per qualche improvvisa defezione: Massimo Scacco è solo mentre doveva essere con tutta la famiglia con gioia delle mie bambine che aspettavano Bianca come nuova compagna di viaggio; assente purtroppo anche Mauro...la sua solare compagnia ci mancherà un po´, peccato!
C´è però la nutrita famiglia dei livornesi capitanata dal grande Roberto Ria oltre ad altri amici runners di altre squadre locali.
Il viaggio per Dobbiaco è piuttosto lungo ma tutto sommato il tempo delle quasi 6 ore scorre via tra chiacchere e risate.
Finalmente in Hotel, appena in tempo per il pranzo della vigilia e poi alle 15.30 via verso Dobbiaco per il rito-ritiro dei pettorali.
Qui si entra in un mondo fatto di colori e di persone.
Al Grand Hotel, in fronte a questo splendido abbraccio architettonico di fine ´800 dove si respira ancora l´aria della belle époque al posto di regine e principi solo runners multicolor che si intrufolano come formiche tra gli stand, si intrattengono in infinite discussioni mentre rassegnati o convertiti accompagnatori riposano amabilmente sul prato.
Ed è subito sera. In Hotel per la cena pre-gara, croce e non delizia di ogni maratoneta.
Cosa mangiare? cosa evitare?
Si vociferava al proposito di un menu atleti distinto dal menu per i fortunati (a tavola) accompagnatori, probabilmente ci hanno considerato tutti atleti... e così non ci siamo troppo accorti della differenza.
Al nostro tavolo abbiamo comunque deciso la via dell´equilibrio; In medio stat virtus, quindi con Dino e Pietro (che nell´occasione atleta non era ma che ha dimostrato grande presenza nella condivisione dei momenti extra gara) di replicare il boccale di birra già consumato a pranzo. Del cibo sinceramente non ricordo granché e questo spiega meglio di ogni parola che tutto sommato almeno non abbiamo dovuto soffrire grandi rinunce culinarie in nome del nostro stato di agonisti.
Il dopo cena corre via veloce, chi si ritira subito in camera, chi come me accompagna la piccola tra le braccia dormiente fino alla porta per poi scoprire che, anche stavolta, ti ha fregato facendo finta di tenere gli occhi chiusi per non fare le scale, ...chi inganna il tempo (nel vero senso della parola) a guardare la noiosa partita della Nazionale in TV.
(Chissà se i gestori dell´Hotel poi tifano Italia?).
Esco sulla terrazza a fare due chiacchere con Dino, persona veramente contagiosa con la sua affabile allegria, la conversazione scivola sullo Zio Massimo (di Dino), mio docente di tesi e poi collega di lavoro, sulle sue gesta giovanili di cui io ignoravo in parte le mattate. Rientriamo, ci tocca la foto con lo Schützen Bavarese.... palese incongruenza storico-geografica in quanto mi risultano essere rigorosamente di provenienza tirolese, ma vivendo nell´era della globalizzazione direi che questo può essere considerato un banalissimo dettaglio.
Sono le 23.00; via a nanna che domani la 1°colazione è fissata dal Presidente alle 6 in punto e dobbiamo essere puntuali.
Eccoci!
Ogni runner agonista sa che dall´ora della sveglia, nel giorno della gara, il tempo scorre via come l´acqua, con momenti piacevoli altri duri e sofferti, ma scorre, inesorabile.
Da ora gli eventi, le situazioni, gli attimi si rincorrono ad un ritmo variabile, oserei direi sincopato: alcuni più lunghi ti restano in mente più a lungo e ti permettono alcune riflessioni, altri scivolano via veloci a rincorrersi come per voler sparire dietro al successivo, a te sta coglierli in quel preciso momento per conservarne il sottile piacere della sensazione provata.
La sequenza, per me, è sempre la stessa, Breve doccia né calda, né fredda: giusta!
Vestizione provvisoria, colazione.
Questa è la prima prova, irreversibile, nel senso che se sbagli paghi.
Basta assumere una sostanza non gradita al compagno di una vita, il tuo corpo, che la corsa potrà avere una fine prematura e dopo atroci sofferenze.
La regola suggerita dagli esperti è mangiare quello che normalmente si prende a colazione; non per questo intendendo che devi fare colazione come la fai ogni mattina ma nel senso che non è questo il momento di inventare, ossia di provare a prendere qualcosa di nuovo magari pensando che da quello possa derivare una prestazione miracolosa.
The con tre fette di pane e marmellata, per me stop! niente yogurt, cereali, brioche o dolci,
mi lascio solo tentare da una mini porzione di strudel; poi ci ripenso, ne mangio un boccone e lascio il resto...non si sa mai.
Ultimo controllo alla borsa, un bacio alle bambine ancora dormienti, un bacio a Mary e via al Pullman: destinazione Cortina.
Il tragitto da Dobbiaco a Cortina percorre la statale che affianca per lunghi tratti il percorso di gara che, per chi non lo sapesse, si svolge sull´attuale pista di fondo che collega Cortina a Dobbiaco per poi proseguire verso San Candido, Sesto, Moso giungendo fino in fondo alla Val Fiscalina per un totale di oltre 50 Km di cui noi ne faremo i primi 30, fino a Dobbiaco appunto.
Ovviamente il tempo impiegato nel trasferimento in pullman è sostanzialmente impegnato in set fotografici multitasking ovvero di vario tipo: dal comico all´impegnato, ma anche dalle necessarie quanto superflue discussioni su quanto potrà essere dura la salita o quanto si presenterà insidiosa la discesa dato che sia Cortina che Dobbiaco sono esattamente, metro più, metro meno, alla stessa altitudine.
Arrivati a destinazione, sollievo generale per una temperatura piuttosto mite considerando l´altitudine, il periodo e le condizioni del giorno precedente a Dobbiaco dove persisteva un venticello traditore e dove il mitico Gianni Poli, l´ideatore-organizzatore della gara, ci preannunciava la presenza di lacerti di neve persistenti... segnalati perlomeno fino al passaggio dell´Attila delle Nevi alias Dino Dringoli... ma questa è un altra storia.
Arriviamo al meeting-point che per l´occasione è lo Stadio Olimpico del ghiaccio.
Questa è una stupenda costruzione degli anni ´50 correttamente trasformata in spazio chiuso con una bella copertura in acciaio che lascia pressoché intatta la lettura della struttura originale.
La particolare conformazione delle tribune lo fa sembrare più un teatro che uno stadio, il rivestimento in legno degli spalti gli conferisce grande eleganza, aperto nelle giornate di sole invernale doveva essere un luogo di grande bellezza, la copertura recente ne ha forse tolto un poco il fascino ma senza dubbio ne ha moltiplicato le possibilità di utilizzo, considerando che è uno stadio del ghiaccio!
Scusate...mi sono accorto di aver divagato (deformazione professionale) lasciamo da parte queste considerazioni specialistiche sull´architettura e torniamo al momento topico che inesorabilmente si avvicina: la gara.
Ultime decisioni su cosa indossare, le aquilotte più freddolose si fanno via via convincere tutte a partire leggere, un pallido sole ci scalda quanto serve per non sentire freddo ed i manicotti bastano per proteggersi e per consegnare nell´immaginario di noi aquile le nostre compagne di avventura come delle fashionissime Gilde moderne.... (I manicotti del Maggini appartengono, ovviamente, ad un´altra Hollywood!)
Il Presidente dispensa gli ultimi consigli, tutti in coda per l´appuntamento finale con le toilette e via, è il momento di salutarci, divisi per colore di pettorale ci incamminiamo verso le gabbie di partenza.
Nella mia proverbiale capacità di estraniarmi, dopo qualche minuto mi ritrovo circondato da una molteplicità di pettorali rossi (pettirossi), dopo qualche ulteriore istante mi accorgo che sono proprio tutti rossi! mi sorge quindi il dubbio di essere, io, pettogiallo, capitato nel gruppo sbagliato e forse anche nel momento sbagliato, visto che come raccomandava lo speaker (per l´occasione Fulvio Massini) era obbligatorio procedere all´ingabbiaggio rigorosamente con il gruppo degli omonimi di petto, pena la mancanza di rilevamento cronometrico e quindi di presenza in classifica!
Fortunatamente me ne sono accorto ancora in tempo, anzi colgo prontamente l´occasione per fare un leggero riscaldamento per raggiungere corricchiando la mia tribù colorata....
Finalmente siamo in gabbia. Casualmente ci ritroviamo molto avanti, dopo i top-runners che stanno completando il riscaldamento mi ritrovo insieme a Massimo (il compagno di passo!) e Andrea (The Original Magnum). Davanti a noi Roberto Ria, tanto lamentoso per il vento che prendeva da 20 minuti in 1° fila quanto encomiabile nel tenere sempre la posizione, nonostante che quelli dell´organizzazione ci imponessero, con severo accento teutonico-valligiano, di retrocedere per fare spazio ai top runners che, terminato il loro aulico riscaldamento, venivano verso di noi per posizionarsi in griglia di partenza.
Ci siamo, un drone all´orizzonte si alza in volo e procede verso di noi con incedere minaccioso scaricando Giga-byte di immagini del grande bruco colorato... sale il volume nonostante non ci sia la musica, l´aria è frizzante, l´adrenalina è palpabile...5,4,3,2,1,... VIA!
Sento solo il silenzio dei passi che dapprima sul posto, poi subito si allentano in una cadenza più ampia, il bruco si allunga immediatamente e sembra esplodere con i primi che conquistano in un attimo già i primi metri.....siamo partiti. Colori misti a suoni e sagome che ti superano, mentre tu, saggio, hai imparato che non devi lasciarti trascinare in partenza e quasi frenarti dall´impeto di seguire i più veloci.
Ricordo Raffaella, mi vede e si sporge dalle transenne cercando di darmi la mano, la saluto non riuscendo a toccarla urlando semplicemente: "Siiiiii", per condividerne la gioia; siamo in corsa...abbiamo perso Andrea, ci aveva già detto che sarebbe partito con un passo più lento, ci ritroviamo io e Massimo, "compagni di passo".
I primi Km ancora dentro l´abitato di Cortina sono su asfalto, scorrono lisci, in leggera salita. Massimo rileva subito che siamo troppo veloci, ma è normale essere sotto di qualche secondo. L´andatura e la freschezza mi permettono di cogliere sfumature che forse dopo, con i km nelle gambe, non riuscirò più nemmeno a vedere.
Il bruco ormai è diventato un lungo serpente e siamo già nella giusta posizione nella scala dei valori, non sono molti coloro che ci superano.
La temperatura è veramente piacevole, mi sento libero con l´intimo in rete alla Massimo Decimo Meridio, così denominato da Valentina che forse lo immagina indossato dal suo inimitabile gladiatore Giovanni. Le sensazioni sono ottime, la strada inizia a salire, si entra nello sterrato con un sensibile cambio di pendenza che peraltro affrontiamo senza alcuna difficoltà.
Corriamo con respirazione leggermente impegnata, riusciamo infatti a scambiare brevi battute tra di noi, si entra nel bosco, arriva la prima galleria, l´atmosfera sospesa dei passi e delle luci perfettamente allineate e sospese nel buio ci avvolge.
La salita, come previsto, è costante e senza strappi, passiamo il ponte su un orrido di straordinaria bellezza, nonostante resti concentrato sul ritmo ho la possibilità di vedere a destra e sinistra, giù in fondo a decine di metri, il torrente verde smeraldo che disegna tra le rocce affioranti brillanti arabeschi.
Sono i momenti che ti regala la corsa, attimi che devi cogliere con velocità ma che si manifestano più intensi grazie al tuo stato di runner.
Arriviamo al rilevamento intermedio, Massimo mi precede di pochi metri, passiamo davanti all´Ospitale, tra due ali di spettatori che non mancano di sostenerti. Poco dopo arriva il ristoro al quale abbiamo deciso di attingere una dose di sali. Camminiamo qualche metro per sorseggiare senza fretta e ripartiamo, la salita si è fatta ancora più leggera doppiamo in un attimo Cima Banche; abbiamo chiuso il nostro ideale segmento di gara alla media di 4:53, presumo corsi ad un ritmo piuttosto costante e siamo ben sotto il passo che avevamo ipotizzato dei 5:00 a Km.
La salita si è rivelata più buona di quanto si pensasse! Doppiamo il Lago di Landro, la vista si apre sulle Tre Cime, è un susseguirsi di scorci filtrati dalle conifere. In questi momenti e´ proprio vero che la corsa se non ti fa vedere il paesaggio, ti fa, semplicemente, esserne parte.
Inizia la prima discesa, Massimo si lancia ad una velocità che decido di non seguire, corro così ad un ritmo leggermente più lento perdendo qualche decina di metri. Ma sono tranquillo, la velocità è comunque buona, viaggiamo sui 4:20 sento che posso rientrare senza sforzo spingendo un po´; infatti al primo tratto siamo di nuovo insieme.
Qualche passaggio più tecnico ed arriviamo al 20 km in un attimo. Se fosse una mezza, penso, sarebbe finita, ma non mi sembra di avere mentalmente corso questa distanza.
Scambio di battute con Massimo, ci confermiamo a vicenda le buone sensazione ma.... ecco, me la sono chiamata! Appena dopo qualche centinaio di metri nel dare un cinque ad un bambino che mi offre la sua mano gialla gigante, cambio leggermente la lunghezza del passo e, complice forse un appoggio anomalo, sento un leggero ma eloquente segnale di crampi.
Ho chiesto troppo alle mie gambe? Ho fatto pochi lunghi? Iniziano le domande ma è inutile pensare al passato, decido semplicemente di cambiare tipo di corsa, effettuando la rullata completa cercando di rallentare il meno possibile. Massimo è sempre davanti a me si gira per chiedermi come va, rispondo che devo leggermente rallentare, che vada al suo passo. Non sento più i sinistri presagi, ma non voglio rischiare sono sempre al di sotto dei tempi previsti. La gara la posso, la devo finire e a Dobbiaco voglio arrivarci correndo. Sento chiamare, è Valentina Z. che arranca in bici in salita, vedo il rosa di Paola saluto anche lei, sono lucido e mentalmente presente a me stesso.
Scorgo ancora Massimo che ormai ha un vantaggio di qualche decina di metri, riesco ancora per poco a scorgere la sua maglia, la mia velocità è scesa vistosamente, sono più quelli che mi passano dei runners da me superati, ma va bene lo stesso ecco che arrivo all´ultimo ristoro, mancano solo 5 km, mi fermo bevo e prendo una banana che mangio camminando prima di riprendere a correre.
Sai che pensare ti fa bene, ti aiuta a gestire il momento difficile. La razionalità in questi momenti è essenziale, ti sorregge, ti conduce per mano fuori dal tunnel se solo tu hai la forza di prenderla per mano, di aggrappartici per non scivolare nell´oblio dello sconforto. Questione di passi, a volte di piccoli passi mentali, senza pensare a quanto sia lontana la fine ma al successivo appoggio e liberare la mente dai brutti fantasmi.
I km scorrono, l´importante è che passino non importa come.
Ecco, ho trovato un nuovo equilibrio, non sono velocissimo come vorrei, ma le gambe comunque girano e finalmente, inaspettato, quasi di sorpresa arriva l´asfalto, presagio che stai arrivando.
Capisci che sei alla fine, la mente si libera, pensi quanto sia determinante la testa, mi sembra sia tornata la forza. Ora il tuo corpo risponde meglio, potrei accelerare ma decido di godermi questo arrivo. Compio il grande arco disegnato dal Grand Hotel, distendo le braccia, sciolgo i muscoli del collo prima del viale finale. Un attimo e vedo Marcello, il suo viso rotondo dietro l´obiettivo, anch´esso rotondo, della sua camera, mi chiama, urla: "Alla grande", rispondo e penso, per un istante, ai suoi 11 Passatore. C´è tempo anche per questo quando corri!
Cerco tra le ali di folla le mie bimbe e Mary, dovrebbero esserci ma non so dove, vedo l´arco dell´arrivo davanti, il crono segna 2:23. E´ fatta, rallento anziché accelerare, quasi a fermare il tempo come se cercassi di racchiudere la sensazione che sto provando in una condizione sospesa, sono contento.
Alzo lo sguardo verso il cielo velato di nuvole, faccio un respiro profondo, sono stanco ma non distrutto, alzo le braccia, vedo la gente e compio l´ultimo appoggio prima di toccare il tappeto di arrivo.
Pochi metri, un cinque con Massimo e sento Isabella e Vittoria che mi chiamano: "Papaaaaaaà", Mary alza un braccio, un bacio, due baci, tre baci... un unico abbraccio.
Immagini indimenticabili, il cuore è felice.


Fonte: Massimo Fiorido