11 Dicembre 2019
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100km del Passatore: un caleidoscopio di emozioni.

31-05-2016 12:39 - Eventi a cui partecipiamo
Il caleidoscopio è uno strumento ottico che si serve di specchi e frammenti colorati per creare una molteplicità di immagini e disegni; e il passatore tale è stato, regalandomi una molteplicità di emozioni e sensazioni, così tante che non mi è facile né metterle a fuoco, né pensare a come renderle leggibili, quanto meno ai più coraggiosi.
La miglior cosa quindi penso sia partire dall´inizio. Il sabato mattina abbiamo fatto colazione e poi Marzia mi ha accompagnato in stazione prima di intraprendere il viaggio alla volta di Faenza, ritirare le chiavi del B&B e tornare indietro verso il punto del primo rendez vous.
Arrivato in piazza della Repubblica, trovo il popolo del Passatore colorato e festante. Mi imbatto subito nel primo "personaggio" degno di nota: una signora di 65 anni alla sua 34° partecipazione che, in fila per ritirare il pettorale, manifestava animatamente tutta la sua contrarietà verso coloro che usufruivano di supporto in gara, da lei ritenuti deboli e pavidi; a pranzo invece (sì, me la son ritrovata accanto) le sue attenzioni erano concentrate sulle partecipanti di sesso femminile e le numerose "magliette con dedica ai figli" segno a dir suo di inaccettabile fragilità ed eccessiva delicatezza; ultima ma non ultima l´aspra reprimenda alla figlia (non presente) la quale dopo il secondo parto se l´era presa ben comoda avendo solo poco tempo prima corso la prima 6 ore post parto.... in fin dei conti lei, pur lavorando, aveva cresciuto 2 figli e corso 34 passatori senza nessun aiuto e senza tante smancerie; insomma, un bel crostino!
Dopo il gelato da Venchi mi sono accampato assieme agli altri attorno a piazza della Repubblica in attesa. Ore 15.00 del pomeriggio: pronti partenza via, puntuali come un orologio svizzero!
e così è iniziato il mio passatore;
avevo studiato il percorso, mi ero preparato (o meglio credevo di essermi preparato) ad affrontare i vari tratti e son così partito come da programma; fino al passo di Colla mi è quasi parso di correre, a velocità ridotta, una versione semplificata della Pistoia-Abetone; salita iniziale, poi discesa, poi ancora salita che dal km 38 si fa gradualmente più impegnativa trovando il segmento più selettivo dal km 43 fino al passo di colla; forse la parte più "esaltante" dell´intero percorso, comunque l´unica in cui ho parzialmente abbandonato la prudenza e la tattica per lanciarmi un poco nell´arrampicata, anche se vedere una concorrerete cadere faccia avanti a peso morto ed un altro sdraiato in barella hanno rappresentato un efficace invito alla prudenza.
In questa prima parte la mia attenzione è stata catturata da 3 concorrenti. Un ragazzo che correva con un entusiasmo straordinario, letteralmente irradiando gioia da tutti i pori anche se, purtroppo per lui, oltre alla giovane età e all´amore per la corsa non portava nel suo "bagaglio" la necessaria esperienza (ahimè si è ritirato). Il suo sorriso però rimane una delle istantanee più belle del mio passatore e sinceramente spero che ci riprovi e porti a casa il risultato.
Gli altri due sono stati due donne che si sono date battaglia letteralmente senza esclusione di colpi almeno dal km 20 (quando le ho trovate la prima volta) fino a poco prima del km 70 (forse) quando le ho definitamente perse; personalmente non sono in grado di esprimere un tale agonismo e rabbiosa competitività; insomma m´ha colpito.
Dopo il primo rendez vous con Marzia ho superato la salita, utilizzando tutti i ristori per mangiare banane affinché il potassio non mancasse mai, bere sali ed integrare liquidi e zuccheri... oltre a divorare quantità inaudite di nutella, che non fa mai male...
dopo la vetta della Colla, con l´inizio di una discesa di circa 10km si apre un panorama meraviglioso sulle vallate appenniniche, scorci di grande bellezza e suggestione ed è qui, al km 53 circa, che ho dato il mio contributo alla valorizzazione del panorama con un cambio "total Body" dalle scarpe al berretto "tutto compreso" prima di proseguire ma senza troppo accelerare per evitare di imbastire le gambe in previsione dell´ultimo tratto di circa 40 km, anch´esso in discesa ma fatto di insidiosi saliscendi che puntualmente ho approcciato come previsto mantenendo il giusto passo e dispendio energetico per circa 10km dopo di che, verso il km 70 si è spenta la luce, per certi aspetti in modo definitivo.
Non sono rimasto vittima di una "crisi" in senso tradizionale, provavo dolore alle gambe già da qualche km ma niente di anormale, non avevo problemi di sete o altro e il fiato non mancava; insomma il fisico, considerato lo sforzo cui lo stavo sottoponendolo, rispondeva bene;
ho pensato che avevo percorso 70km e che dopo altri 10, se tutto fosse andato bene, ne sarebbero mancati 20, circa una mezza maratona, solo che da li in poi, i km hanno iniziato a non scorrere più come prima ma molto, molto più lentamente (quando non al contrario!) facendomi scivolare in breve in una sorta di "disperazione sportiva"; ripensandoci adesso, mi sembra di aver impiegato più tempo a percorrere i km tra il 70 ed il 75 che tutti precedenti; poco prima del 75 ho ritrovato Marzia che nel frattempo, dal primo rendez vous in poi aveva iniziato ad aspettarmi puntualmente ogni 5km circa e che, dopo avermi visto e senza far trasparire la sua preoccupazione, mi ha motivato con semplicità ed efficacia dicendomi (più o meno) "come stai? Che ne dici di farne altri 5 e poi vediamo come va? tra poco c´è il ristoro e dopo noi ci vediamo tra altri 5km" dandomi così un obiettivo semplice e alla portata oltre a un punto fisso avanti nel percorso e così ha fatto anche nei successivi rendez vous, mettendomi davanti tanti piccoli e semplici traguardi sulla via per quello principale per Faenza.
Nel frattempo, pur continuando a mangiare banane e a integrare liquidi, sali e zuccheri, mi son dato al salato, anche perché di nutella non ne potevo più... ho mangiato pasta in bianco, parmigiano e uova lesse almeno fino a quando ho sentito un atleta raccontare di un altro concorrente che ne aveva mangiato troppe sentendosi male e rendendomi conto in quel momento che io ne avevo mangiate ancor di più... Al ristoro del km 75 poi (almeno credo fosse quello) gli dei della corsa mi hanno benedetto con un brodino caldo che mi ha rincuorato tanto: ho riiniziato a vedere la luce in fondo al tunnel; al km 80 mi ero almeno in parte ripreso e infatti Marzia, quando mi ha visto, pur fissandomi il solito obiettivo dei 5km ha manifestato una punta di sollievo.
A un certo punto, in un tratto di strada buio mi sono affiancato ad un altro podista e lui mi ha detto "senti che pace, senti che silenzio, è bellissimo correre così", io ho chiuso gli occhi per 5 secondi che mi son sembrati un´ora assaporando quel che mi aveva appena fatto notare e che io non avevo colto e poi gli ho detto "grazie, hai ragione, questo è davvero un momento speciale" poi ci siamo separati e non ci siamo più visti, non so neppure chi abbia superato chi.
Al km 85 potevo dirmi per quanto possibile pienamente recuperato anche se la "lucidità" dopo il km70 non è più tornata; da li in poi la mia strategia si è ridotta a controllare periodicamente il GPS per assicurarmi di non andare troppo piano lasciando tutto il resto alla "sensazione e all´istinto", diventando, io come tanti e come ha scritto mia moglie, un "lumino nella notte": una lucina che arranca sofferente nel buio verso l´agognato traguardo di Faenza.
In un momento imprecisato della gara poi mi son dovuto fermare rapidamente: la natura chiama pure un semplice passatore. Notte fonda e torcia ben puntata dove più serviva quando ho sentito una voce femminile che da un auto, con tono stentoreo ed evidente ironia mi ha detto "ma che bel maschione", al che ho risposto "maschione chi? Non trovo più nulla!!!"
Gli ultimi 15 km sono così scorsi relativamente bene e dal km95, quando i cartelli hanno iniziato ad avere frequenza di 1km sono stato preso da una sorta di euforia che mi ha accompagnato fino al traguardo in prossimità del quale, dopo aver fantasticato per mesi su "come avrei tagliato il traguardo del Passatore se mai ci fossi arrivato"... ho fatto il solito allungo finale con GPS alla mano abbracciando come d´abitudine i concorrenti arrivati assieme a me e complimentandomi con loro.
Dopo aver così originalmente tagliato il traguardo e dopo aver baciato Marzia son subito andato a farmi mettere la meritata medaglia al collo e non senza difficoltà, ho restituito il chip, preso il premio e il diploma intrattenendomi a far due chiacchiere con due "colleghi" del marathon club di Pisa arrivati poco meno di 2 minuti prima di me.
E così è terminato il mio passatore, ma non il mio racconto che abbisogna ancora di qualche riga;
io non ho vissuto quell´allegro lungo viaggio tra amici che alcuni descrivono, ho invece partecipato a una gara dura, fisicamente e mentalmente, con molti ritirati e molti infortunati; una gara aspra tanto quanto ci si può immaginare, ma in un modo che almeno per me è stato diverso; non si è trattato di fatica, il corpo si abitua e si assuefà al dolore e il mio non ha fatto eccezione e non si è trattato neppure di fatica mentale in senso tradizionale; quello che su cui ho dovuto prevalere, grazie anche al prezioso aiuto di Marzia è stato un profondo senso di sconforto che mi ha penetrato in profondità trasformando i metri in chilometri e i chilometri in distanze siderali e incolmabili. Alla fine però tutto è andato bene e anche questo contribuirà a dare valore e significato a una esperienza sportiva che è stata in tutto e per tutto straordinaria.
Ma perché il Passatore, almeno per me, è una corsa straordinaria?
Lo è perché è lunga 100km e si corre su di un percorso insidioso e impegnativo, partendo col caldo e arrivando a notte fonda; lo è perché, pur essendo una gara che "si prepara", è una gara che sfugge alla "matematica del podismo", per farla ci vuole qualcosa di diverso e qualcosa di più; lo è perché non perdona nulla e l´imprevisto è sempre dietro l´angolo; lo è perché racconta 1.000 storie, storie di podisti che crollano per la fatica, che piangono per gli infortuni, volontari che spendono un´intera giornata al servizio di 2.800 atleti senza mai far mancare un sorriso né un incoraggiamento; lo è perché vede tutto un territorio, lungo 100km di strada, mobilitato per fare il tifo e sostenere gli atleti; lo è per la bellezza dei panorami che si presentano lungo l´appennino; lo è perché coinvolge famiglie intere, mogli preoccupate, mariti in ansia, tanti bambini che spesso neppure si rendono conto, e quando non sono le famiglie ci son gli amici, tutti assieme, tutti a sostenere i podisti.
il Passatore è una gara straordinaria perché dopo averlo concluso correndo per 11 ore 4 minuti 2 secondi e 65 cent., 215° assoluto e 36° di categoria pensi "Marcellone ne ha fatti 11! che mito!"
mi rendo conto che ho scritto tanto ma voglio portare in fondo questo racconto in modo compiuto con alcune altre considerazioni, ringraziamenti e dediche;
va subito detto che l´organizzazione è stata efficientissima e che vederla all´opera mi ha fatto apprezzare ancor di più il livello organizzativo della nostra Pisa Marathon; diverso discorso, come purtroppo spesso mi trovo a scrivere vale per il "territorio"... ogni centro interessato dalla gara, ogni ristorante, ogni locale e ogni bar lungo il percorso hanno approfittato dell´occasione per organizzare un evento, fosse una sagra, un concerto, un karaoke o anche la diretta della finale di Champion´s League per attrarre il maggior numero possibile di tifosi / clienti.... la gara aiuta il territorio e il territorio aiuta la gara mentre da noi, quando un´associazione di categoria organizza un evento l´altra ne sovrappone uno simile per fargli ostacolo nell´indifferenza dell´amministrazione.
Mi permetto di aggiungere poi che ritengo positivo il fattore di coinvolgimento di famiglie e amici anche perché il conseguente aumento di partecipanti e seguito genera indotto sia per le attività sul territorio sia per il comitato organizzatore che per la federazione la quale, pur con tutti i suoi difetti, come tutte le strutture, ha necessità di denari per funzionare e quindi non si può affidare solo alla "buona volontà" di chi vorrebbe che "gli altri" lavorassero gratis per lui.
Devo poi scusarmi con mia mamma e mio babbo per averli fatti preoccupare... mia mamma è stata sveglia fino al mio arrivo e quando mi ha sentito vivo dopo il traguardo era davvero sollevata... il mio babbo no solo perché il sonno ha prevalso contro la sua volontà ma è come se lo fosse stato.
Ringrazio mia sorella Chiara per l´incoraggiamento prima della partenza, sappiamo noi quale.
Ringrazio il PRRC, non vivo tanto l´attività del club e di questo mi sento un poco colpevole ma partecipare attraverso i social, e alcune gare avendo comunque e sempre la possibilità di aggregarmi a una delle tante iniziative organizzate che ci contraddistinguono come gruppo multidisciplinare e vivissimo, mi fornisce un costante stimolo e non mi fa mai dimenticare quanto lo sport sia prima di tutto passione e divertimento.
Non posso poi non ringraziare Marzia, compagna in quest´avventura come nella vita, membro di questo team non meno di me che ha dato un contributo indispensabile e non solo per essermi stata vicino durante la gara fornendomi puntualmente l´assistenza necessaria e incoraggiandomi nel modo migliore quando ne avevo più bisogno, "leggendo" la corsa da allenatore consumato... no, il Passatore parte prima delle 15:00 del giorno della gara, con i doppi lunghi, con le gare "di allenamento", le corse al sabato, gli infortuni, i contrattempi, i momenti di dubbio, i ragionamenti infiniti (i miei poi...), la scelta dell´attrezzatura, la pianificazione e tanto tanto altro ancora;
io ho potuto compiere tutto questo percorso grazie alla presenza e al continuo aiuto e sostegno di Marzia, che mi ha sopportato con pazienza, che non si è mai arrabbiata quando mi sono "diversamente organizzato", che mi ha seguito in molte gare (l´anno prossimo la iscrivo presidente), che è stata una delle due gambe che hanno portato a termine prima la preparazione e poi la gara vera e propria.
E ora chiudo veramente ma non prima di aver dedicato questa piccola impresa a quel ragazzo poco più che ventenne che, superato un esame universitario particolarmente impegnativo (Elisabetta e qualcun altro ricorderanno il prof. Ripoli) e anche su garbatissima osservazione dell´allora fresca fidanzatina (indovinate chi era) si rese conto che gli oltre 91 kg che era arrivato a pesare erano davvero troppi e dopo aver inutilmente tentato con la palestra sotto casa azzardò una prima corsetta sul viale delle Piagge... 1,8 km di dolore e sofferenza ancestrali che ancora ricordo, senza aver tuttavia a oggi capito cosa mi spinse 2 giorni dopo a tornare sugli stessi luoghi per sottopormi al medesimo supplizio (di passione posso parlare ora...non certamente al tempo)
Da allora son passati anni in cui si sono susseguite, oltre alle tante belle esperienze, anche alcune vicissitudini e difficoltà che hanno attraversato la mia vita né più né meno di quanto accade a tante altre persone, ma alla fine credo che il mio motore ruoti attorno a un albero fatto di un ricordo di tanti anni fa e di una domanda che ancora oggi non trova una vera risposta.
Scrivo queste ultimissime parole dopo aver riletto, corretto e sintetizzato (si, prima era anche più lungo) questo racconto... ohimmena ohi ohi sono stato mieloso come una telenovela sudamericana... "anche i podisti stuccano"... abbiate la bontà di credere che queste parole sono figlie anche delle scorie della gara.


Fonte: Marco Fiore



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