26 Settembre 2020
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Barcellona mezzamaratona: tra San Valentino, Meucci e Wikipedia. Rigorosamente vestito da colf.

18-02-2016 13:07 - Eventi a cui partecipiamo
Potrei cominciare parlando della Catalogna:(e qui wikipedia aiuta): “La Catalogna (Catalunya, pronuncia /kətəˈɫuɲə/, in catalano; Cataluña, pronuncia /kataˈluɲa/, in spagnolo; Catalonha, pronuncia /kataˈluɲɔ/, in occitano) è una comunità autonoma spagnola situata all´estremità nord-orientale della penisola iberica, tra i Pirenei e ilMediterraneo. Copre un´area di 32.114 km², e ha una popolazione di 7.512.982 abitanti. Il capoluogo è Barcellona.
Dichiaratasi nazionalità nel proprio statuto (e anzi nazione nel preambolo di questa stessa legge), la Catalogna esprime rivendicazioni indipendentistiche, o almeno autonomistiche, derivanti dalle proprie peculiarità linguistiche e culturali. Costituisce, inoltre, il più esteso e popolato dei territori catalanofoni noti, anche in virtù di connotazioni politiche, come Paesi catalani.
Essa è composta da quattro province: Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona.”
Ma anche sticazzi,deh.
Potrei anche parlare di San Valentino o della Mitjia Maratò de Barcelona che, quest’anno, si corre proprio in quel giorno.
Però, non so, c’è qualcosa che non mi convince…
Magari potrei parlare di una certa pisanità, di qualità eccelsa, esportata all’estero.
Deh, facile parlare di Daniele Meucci da Pisa, che prende, parte, e va a fare secondo alla Mitjia Maratò de Barcelona in 1.02.54 perdendo il primo posto in volata di un solo secondo contro il forte keniano Kipruto.
Cioè, mi viene quasi da ridere, o forse da piangere: un’ora, due minuti e cinquantaquattro secondi per correre ventunomilanovantasette metri. La frenesia dei giorni nostri ci fa avere furia in tutto, gli esempi sono lampanti, non so se mi spiego.
Dunque: magari potrei parlare di due pisani, una di San Giusto e uno di Porta Nova (che condividono anche un bel po’ di vita), della Mitja Maratò de Barcelona che si corre il giorno di San Valentino in Catalogna, Barcellona nello specifico.
La Favati, mettiamo il caso che sia un nome di fantasia, ma poi nemmeno tanto fantasia, è all’esordio sulla distanza. Mi chiede di andare alla Giulietta e Romeo Half Marathon. Io mi guardo un secondo intorno e vedo che a Barcellona, in Catalogna, il giorno di San Valentino c’è una mezzamaratona: proprio la Mitjia Maratò de Barcelona.
Via, si va lì, deh. con Santa Ryan Air che ci viene in aiuto.
Si parte di sabato, la domenica si corre e poi passiamo un paio di giorni a zonzo per smaltire le fatiche.
La Favati è carica a molla, talmente carica che si infortuna ad un ginocchio. Fa tutti i suoi conti alternando estasi a sconforto: due ore, due ore e quindici, non finisco, finisco bene, finisco male, muoio, la carbonara si fa con la panna e così via….
In tal senso menzione d’onore per il Guerrini che l’ha rattoppata in tempi record per permetterle di correre.
Insomma, alla fine, si parte. Al tocco siamo a Girona, il cielo è terso e ci sono 24°. Tocca spogliassi, o almeno io. La Favati rimane fedele al suo piumino “all season” mentre io sfoggio la tanto agognata maglietta a mezze maniche. Intanto sui social vediamo che a casa il diluvio universale sta cadendo in terra: il Vertical Faeta è in forse (Eroi), la mezzamaratona di Torre del Lago annullata, a Verona la Giulietta e Romeo sotto il diluvio. Vabbè, beviamoci una birretta al solicchio e poi andiamo a prendere il pacco gara.
Nel pacco gara non c’è una sega: uno zainetto tipo bustina con lacci di corda e una maglina di Decathlon (main sponsor). La Favati gira per l’expo (niente di particolare in realtà) come una bimba al luna park. Non mi pare nemmeno quella ragazzetta che non moveva un passo fuori da una mattonella se non per andare a ballare (ohibò).
Siamo lievemente stressati, lei per il suo esordio e io per il suo stress da esordio.
Tocca berci su: “ Una cerveza alla cana por favor, mediana, gracias”
Il mio spagnolo va veramente forte.
Cena sulle ramblas: io mi scofano una tegamata di paella e lei una pizza margherita (vuole rimanere leggera); e ora a nanna, domattina c’è da corre.
Sveglia medio-presto (l’hotel è a 3 minuti dalla partenza), colazione con merendini e succhini vari, vestizioni in abiti racing, e via, si va.
L’Arc de Triumph è immerso nella folla, tanta, tanta gente. Un s’è ancora corso e già c’è puzzo di sudore, deh.
Ci avviamo verso la partenza, è un fiume di gente quasi fermo. Le prime tre gabbie straboccano, la quarta, la nostra, ancora no. Entriamo e siamo bene in fondo, dietro di noi qualche persona e le transenne finali.
Alle 9.45 la partenza ufficiale, noi passiamo sotto il gonfiabile del punto 0 dopo 17 minuti, cioè, real time, pensaci tu.
La Favati fa il passo e io le sto accanto. Come da disposizioni ricevute dal Doc, si parte piano e poi si sfoa di brutto quando siamo ben caldi. Si va verso la Barcelloneta, mi aspettavo più partecipazione cittadina, ma tant’è. Tra un’alzata di gonna e qualche gruppo musicale sorpassiamo tanta gente, ma tanta. Ai ristori vado io a prendere da bere alla Favati, la spolvero e la coccolo, per farla arrivare che sia presentabile. Ci manca altro che ni fanno la foto all’arrivo e non ni garba, tocca ricorrere da capo.
C’è vento, ma si corre bene. Si gestisce da esperta, ma al km 18 comincia a barcollare di autostima.
La guardo negli occhi e con tono minaccioso:“ Se ti fermi qui, ti strascino per i capelli fino all’arrivo…tanto manca solo 3 km, capace non ti sbuccio nemmeno tanto….”
Percependo la velata minaccia riprende sorriso e ritmo.
Ci alterniamo tra il divertimento di correre con una coppia che spingeva un passeggino e le mie invettive contro, credo, il motivatore di gruppo più fastidioso della storia dei motivatori di gruppo.
Ormai manca poco, si sentono le voci dell’arrivo, la Favati si lascia prendere dalla trance agonistica e allunga il passo. La competitività è femmina, non c’è una sega da fare.
Ci siamo, ultimi 300 metri, la in fondo il gonfiabile di partenza/arrivo. Qui si che c’è tanta gente, tanti incitamenti e applausi a scena aperta per tutti. Io avrei trovato anche un fidanzato (che al giorno d’oggi non è poco).
Guardo la Favati in volto, ecco, ha perso l’aria sofferente di poc’anzi e c’ha un espressione meravigliosa. E’ felice.
Le prendo la mano, ci baciamo.
GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLL!!!!!!!!!!!!
Arrivati! 2 ore,7 minuti e qualche secondo.
Se a settembre dello scorso anno m’avesse detto che avremmo corso insieme una mezzamaratona l’avrei guardata dritto negli occhi e le avrei detto serio:” Francesca, ti prego di non prenderti gioco della mia intelligenza, grazie”

Yaledeh, ora quasi non la reggo più, fa troppo sport.

Grande Pipino!!!!


Fonte: Valerio Savino



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