04 Febbraio 2023
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Maratona di Roma: nella città eterna nell´anno del Giubileo

15-04-2016 18:15 - Eventi a cui partecipiamo
Roma 2016 – la maratona nella città eterna nell´anno del giubileo

le maratone non sono tutte uguali, quest´assunto, di per se ovvio, vale in modo particolare per alcune gare che, per tradizione, fascino, numero di partecipanti e percorso si collocano su di un piano diverso rispetto alle altre.
Roma è una di queste, una di quelle che, assieme a poche altre, ha un sapore e un valore speciali; perché, avendo essa un numero di partecipanti che la colloca nettamente al primo posto in Italia è l´unica gara nazionale in cui si può vedere all´opera una macchina organizzativa di spessore internazionale; perché si corre nella capitale con tutte le esigenze ulteriori che questo comporta, in modo particolare in quest´anno giubilare e a breve distanza dai drammatici episodi del Belgio; perché il percorso è il più bello che si possa trovare e perché è anche impegnativo.
Nonostante questo, tuttavia, a mio modesto avviso, Roma esprime solo parte del suo potenziale, lo scrivo pensando ad altre gare internazionali, di minor tradizione, che si corrono in città non altrettanto belle e lungo percorsi non altrettanto suggestivi ma che contano un numero di gran lunga superiore di partecipanti. Lo dico senza polemica ma solo perché mi piacerebbe che anche in Italia potessimo avere una gara al pari di quelle delle altre grandi capitali europee dato che, tra l´altro, possiamo mettere in campo quella che, “nonostante tutto” è la città più bella del mondo.
Perdonatemi ora una piccola ma per me inevitabile digressione; ho testé scritto “nonostante tutto” perché da ormai un decennio sono, per motivi personali, un “quasi cittadino acquisito” ed ho visto questa città, che pure ha sempre avuto le sue criticità, scivolare sempre più nel degrado e nell´abbandono e ciò, vista la sua bellezza e l´incanto e la meraviglia che “nonostante tutto” suscita in chiunque si trovi a percorrere le sue strade, mi riempie sempre di una grande amarezza.
Ma abbandono subito discorsi che non debbono “inquinare” questo resoconto per tornare rapidamente a temi più pertinenti osservando anzitutto che, pur trattandosi della gara con più partecipanti in Italia, la maratona di Roma 2016 è stata a modo suo una “competizione locale”... si perché scendendo dalla metro, tra migliaia di persone che proprio quel treno tra i tanti avevano scelto di prendere, chi trovo? Gli amici del gruppo! E la mattina della gara mentre mi reco verso il deposito borse chi trovo? Gli amici del gruppo, con i quali debbo scusarmi una volta di più per la foto, ma quando son tornato dal deposito borse al luogo prestabilito e non vi ho visto, ho aspettato un poco ma poi preso dall´ansia pre gara me ne sono andato diritto verso la griglia dove, trattandosi appunto di una “garetta locale” mi son trovato accanto all´amico Angelo Simone che, merita scriverlo, si è fatto in 3 ore 28 minuti e spiccioli la gara calzando le fivefingers, ma non le mie bensì quelle ancora più sottili e morbide!!!
Che Roma è una gara speciale, oramai l´ho scritto fin troppe volte, una grande gara però chiede grandi storie, storie che gli rendano onore e gli tributino gloria, e nell´anno di grazia 2016, lungo le strade capitoline le aquile pisane hanno saputo essere all´altezza della città eterna.
Ci sono stati 3 felicissimi esordi, quelli di Elisabetta e Jasmine e Gabriele (ma non me ne volere Gabriele, dopo 2 trail come li hai corsi tu, quello tuo vale meno :-P), c´è stata la storia di due amici, Massimo e Graziano, che hanno vissuto assieme questa gara l´uno sostenendo e aiutando costantemente l´altro che ha saputo coraggiosamente stringere i denti e lottare per ben 17 km, c´è stato Angelo che ha corso la seconda maratona in due domeniche, giusto prima di correre la terza alla domenica successiva e ci sono state tutte le aquile che hanno sudato e sofferto lungo le strade capitoline; assieme a queste voglio però onorare anche le storie di amicizia e spirito di gruppo che a ogni gara si rinnovano e si rafforzano ma che non per questo debbono esser date per scontate, perché tali non sono e perché del loro valore non dobbiamo mai dimenticarci: almeno a mio modesto avviso, sono queste le fondamenta su cui si costruisce un gruppo sportivo solido e importante, un gruppo che, partendo dalla coesione e dalla condivisione di valori di base sappia poi produrre risultati sportivi importanti e gratificanti e non il viceversa.
Tengo a dirlo perché, dal canto mio, al netto di qualche resoconto e della partecipazione a un certo numero di gare, so di un contributo limitato al gruppo, ma come scrivo spesso, ognuno ha il suo carattere e chi nasce tondo non muore quadrato.
A questo punto però dato che si tratta del resoconto della mia esperienza credo che mi si possa perdonare qualche parola sulla mi gara che è stata tutto sommato sufficiente, un po´ più che sufficiente se considero che, a costo di apparire infantile, son riuscito a correre per ben 1,055km in più rispetto agli istituzionali 42,195; ma oramai nelle mie gambe e soprattutto nella mia testa son cambiate tante cose; al 38°km, prima dell´ingresso in via del Corso, quando sarebbe stato il momento di accelerare per dare alla gara un suo ancorché piccolo “valore agonistico” e pur avendo testa e gambe che rispondevano bene, ho scelto “scientemente” di rallentare, perché ho preferito godermi la cornice di pubblico e di luoghi piuttosto che passare gli ultimi minuti di gara col “coltello tra i denti” per poter vantare all´arrivo qualche decina di secondi in meno, perché non avevo voglia di passare i successivi giorni con i dolori nelle gambe, perché pensavo già alla serata che mi attendeva al Pigneto assieme a mia moglie, perché insomma non me ne fregava nulla e ho preferito godermela così.
Quindi ho tagliato il traguardo i 3 ore 18 minuti e 37 secondi, ovviamente stanco ma non stravolto tanto che mi son goduto il sole domenicale percorrendo con gusto quelle centinaia di metri che separavano il traguardo dal deposito borse sfoggiando oltre a un sorriso soddisfatto anche una tenuta mirabilmente definita da “coatto romano”.
A qualcuno queste potranno sembrare scuse o peggio ancora “bestemmie sportive”, perché quando si è in gara si deve sempre dar tutto per onorare la competizione; io ripeto sempre la stessa cosa, ognuno è libero di pensarla come vuole, quel che è importante è che lo sport sia una passione e un divertimento e che mai venga meno il rispetto per chi lo vive diversamente da noi.
Alcune piccole note conclusive a carattere generale;
Questa gara come ho scritto prima è l´unica in Italia in cui si possa apprezzare un modello organizzativo di tipo internazionale, Firenze che è la seconda, a mio avviso si colloca un gradino sotto; se proprio quindi vogliamo cercare un riferimento virtuoso con cui confrontarci quello non è certamente Roma ma, secondo me è Rimini che in pochissimi anni ha saputo divenire una delle più importanti manifestazioni nazionali. In questo caso però si parla di una realtà che a fronte di un mare tutt´altro che bello e di una certa povertà di siti di valore ambientale e culturale riesce ad attrarre quantità enormi di turisti di tutte le tipologie e nazionalità, siano essi famiglie, amanti della vita notturna piuttosto che persone mature che cercano tranquillità e servizi adatti a loro;
rileggendo queste ultime parole tuttavia mi rendo conto che in realtà non mi rivolgo tanto ai nostri organizzatori, che già fanno la loro parte, quanto alla città in senso più ampio che forse dovrebbe riflettere su come riesca, con “Piazza dei Miracoli”, a far meno di quanto in proporzione altri non facciano con “l´Italia in miniatura”.
Voglio però chiudere con un sorriso e per questo vado ironicamente a complimentarmi con l´atleta che ha voluto cambiarsi gli slip in mezzo a via dei fori imperiali ma che, per pudore dei pochi podisti fermi davanti a lui ha preferito voltarsi dall´altra parte verso il corridoio ricavato con le transenne lungo il quale i turisti transitavano a migliaia in un flusso ininterrotto rendendosi conto ahi lui troppo tardi dell´improvvida scelta.
p.s.
Raffaella merita un plauso per la battuta del coatto romano... sintesi, chiarezza ed efficacia! una perla degna degli “amici miei” di antica memoria!
p.p.s.
Complimenti a Gabriele per il filmato, suggestivo ed emozionate; chiaramente la parte più bella è quella in cui si vede il sottoscritto :-P

Marzia non a corso ma lei è sempre con me, è con me mentre corro è con me quando mi accompagna solamente, lo è quando corre anche lei e anche quando non mi accompagna e ci sentiamo solo via chat e via telefono.

Fonte: Marco Fiore



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