Neapolis Marathon di Andrea Carini!
18-10-2026 19:12 - Eventi a cui partecipiamo
Neapolis Marathon 2026
Ottobre è un mese pieno di maratone: perché scegliere proprio la Neapolis Marathon?
Napoli è una città incredibile, che non si può non amare, nonostante tutto quello per cui viene criticata.
Ha delle eccellenze uniche come il MANN (tutto quanto rinvenuto a Pompei è lì), la Cappella Sansevero (Cristo velato, il Disinganno, la Pudicizia), tre Caravaggio meravigliosi, lo Jago Museum (che sta riqualificando il Rione Sanità), la bellissima Piazza del Plebiscito (con la chiesa che sembra il Pantheon), il Caffè Gambrinus e le vie dello shopping che vi si incrociano davanti: Chiaia e Toledo (dalle bellissime fermate della metropolitana).
E le strade storiche brulicanti di attività e turisti: Via dei Tribunali e la parallela Spaccanapoli, fino agli incredibili Presepi di San Gregorio Armeno.
Non sarà difficile fare il Carbo-load pre-gara perché ovunque i carboidrati vi riempiranno gli occhi ed i polmoni, prima di infondervi la gioia attraverso la bocca, col meglio che gastronomia umana abbia concepito.
Tutto questo, in modo incompleto, spiega il perché.
Poi ci sono le circostanze incentivanti, tipo amici di maratone passate che si iscrivono proprio a quella. Insomma, il mio 2026 poteva chiudersi in bellezza con la maratona autunnale di Napoli e l'esperienza turistica che avrebbe offerto.
Adesso parliamo della corsa.
Bellissimo il contesto dell'Expo nella piazza del Plebiscito dove ci siamo ritrovati fra amici in un assolato sabato pomeriggio per ritirare i pettorali e cazzeggiare come si conviene nel villaggio della maratona.
Ma poi arriva la gara.
Turismo e maratona non vanno proprio d'accordo e questo va messo in conto come compromesso da accettare per praticarli contestualmente.
Due giorni di camminate lente senza sosta, da mattina a sera, per vicoli, musei, shopping, salite e discese, schivando scooter e comitive, mi hanno fatto arrivare alla partenza con le gambe già indolenzite in punti inusuali.
Poi c'era la questione gel, che non avevo fatto in tempo a comprare.
Quindi decido di partire con quelli che ho in casa, avuti in omaggio alla recente "Notte dello Sport" e mai provati in quelle varie tipologie e colori. Ad aggravare la situazione, il fatto che, sebbene fossero grossi ed in numero giusto, il contenuto in carboidrati era esattamente la metà del mio fabbisogno, ovvero 30 grammi invece di 60, cosa di cui mi sono accorto troppo tardi, non avendo letto prima le scritte troppo piccole (sigh!).
Quindi in una radiosa domenica mattina di metà ottobre, con 20-22 gradi previsti, dopo i consueti passaggi (wc chimici, deposito borse, foto) ci infiliamo in una colorata griglia di partenza dove ognuno va più o meno dove vuole, mescolando i mezzi maratoneti con i maratoneti con i non competitivi, tutto molto easy, con una bella musica che carica, in uno scenario emozionante.
Ore 8:01 lo sparo, la mandria si riversa in discesa, diluendosi verso il lungomare.
L'inizio di una corsa particolare, su due giri da 21 km, dove la maggior parte degli 8000 iscritti che mi circondavano nel primo giro, erano spariti nel secondo, in cui ho corso praticamente da solo (circa 1400 iscritti alla maratona). In una città con molti dislivelli non è facile tracciare un lungo percorso abbastanza pianeggiante per cui il compromesso per organizzare una maratona, oltre ai due giri, è stato il ripercorrere avanti ed indietro le lunghe strade, con alcuni giri di boa. In questo modo noi amici ci siamo incrociati varie volte ed è stato bello potersi incoraggiare e salutarci in vari passaggi. Il percorso è rimasto sempre impegnativo sia per il fondo, che in alcuni tratti era sui sampietrini o sui pietroni, sia per i saliscendi lievi ma costanti.
Bello il passaggio sul lungomare con il Vesuvio sullo sfondo e Castel dell'Ovo più sotto (correre lungomare è sempre un privilegio).
Ai ristori gli Scout ci davano bottigliette di acqua intere, pertanto l'idratazione è stata sempre disponibile.
Ho capito la cosa brutta dei percorsi su due giri: si conosce in anticipo cosa ci aspetterà al secondo giro e quindi la sofferenza arriva già al primo passaggio quando ci si immagina un'altra volta in quel punto dopo 21 chilometri.
Ed in uno di quei punti, ecco presentarsi il conto dei gel dimezzati e delle due giornate tra i vicoli: la botta è arrivata! Il sole caldo, l'esaurimento delle risorse, l'avverarsi delle previsioni di sofferenza: dal 30mo chilometro entro in modalità sopravvivenza, con micro-pausa per neutralizzare l'inizio di un crampo.
L'unica distrazione in quell'arrancare solitario è stata una strana coincidenza: mentre nelle cuffie l'algoritmo mi passava "Je so' pazzo" di Pino Daniele, il complessino musicale davanti al quale stavo transitando suonava la stessa canzone, quasi in sincro, a Napoli: un regalo bellissimo!
Gli ultimi 3 chilometri fra Corso Umberto I ed il Maschio Angioino sono stati allucinogeni ma ormai pensavo solo a sdraiarmi sotto al colonnato della piazza. Quindi ultima salita in semicurva, tappeto blu, 3h31' sul display, uno scatto finale di puro dovere e finalmente stop al Garmin e si prova a ricongiungere lo spirito con il corpo.
Saluti e baci alla moglie, una bella pataccona di medaglia consegnata da un Ufficiale militare e, con le ultime forze, distendersi sotto al colonnato fino a ritrovare una minima vitalità.
Bilancio: weekend turistico fantastico, gara bella ma impegnativa, risultato buono, date le circostanze non proprio ideali (col rammarico che ero andato meglio in allenamento) e la soddisfazione di aver condiviso questo bel momento con gli amici.
Prendete questo racconto come esempio negativo delle cose da non fare per affrontare una maratona, in particolare chi voglia qualificarsi con i tempi alle gare internazionali.
Fonte: Andrea Carini
Ottobre è un mese pieno di maratone: perché scegliere proprio la Neapolis Marathon?
Napoli è una città incredibile, che non si può non amare, nonostante tutto quello per cui viene criticata.
Ha delle eccellenze uniche come il MANN (tutto quanto rinvenuto a Pompei è lì), la Cappella Sansevero (Cristo velato, il Disinganno, la Pudicizia), tre Caravaggio meravigliosi, lo Jago Museum (che sta riqualificando il Rione Sanità), la bellissima Piazza del Plebiscito (con la chiesa che sembra il Pantheon), il Caffè Gambrinus e le vie dello shopping che vi si incrociano davanti: Chiaia e Toledo (dalle bellissime fermate della metropolitana).
E le strade storiche brulicanti di attività e turisti: Via dei Tribunali e la parallela Spaccanapoli, fino agli incredibili Presepi di San Gregorio Armeno.
Non sarà difficile fare il Carbo-load pre-gara perché ovunque i carboidrati vi riempiranno gli occhi ed i polmoni, prima di infondervi la gioia attraverso la bocca, col meglio che gastronomia umana abbia concepito.
Tutto questo, in modo incompleto, spiega il perché.
Poi ci sono le circostanze incentivanti, tipo amici di maratone passate che si iscrivono proprio a quella. Insomma, il mio 2026 poteva chiudersi in bellezza con la maratona autunnale di Napoli e l'esperienza turistica che avrebbe offerto.
Adesso parliamo della corsa.
Bellissimo il contesto dell'Expo nella piazza del Plebiscito dove ci siamo ritrovati fra amici in un assolato sabato pomeriggio per ritirare i pettorali e cazzeggiare come si conviene nel villaggio della maratona.
Ma poi arriva la gara.
Turismo e maratona non vanno proprio d'accordo e questo va messo in conto come compromesso da accettare per praticarli contestualmente.
Due giorni di camminate lente senza sosta, da mattina a sera, per vicoli, musei, shopping, salite e discese, schivando scooter e comitive, mi hanno fatto arrivare alla partenza con le gambe già indolenzite in punti inusuali.
Poi c'era la questione gel, che non avevo fatto in tempo a comprare.
Quindi decido di partire con quelli che ho in casa, avuti in omaggio alla recente "Notte dello Sport" e mai provati in quelle varie tipologie e colori. Ad aggravare la situazione, il fatto che, sebbene fossero grossi ed in numero giusto, il contenuto in carboidrati era esattamente la metà del mio fabbisogno, ovvero 30 grammi invece di 60, cosa di cui mi sono accorto troppo tardi, non avendo letto prima le scritte troppo piccole (sigh!).
Quindi in una radiosa domenica mattina di metà ottobre, con 20-22 gradi previsti, dopo i consueti passaggi (wc chimici, deposito borse, foto) ci infiliamo in una colorata griglia di partenza dove ognuno va più o meno dove vuole, mescolando i mezzi maratoneti con i maratoneti con i non competitivi, tutto molto easy, con una bella musica che carica, in uno scenario emozionante.
Ore 8:01 lo sparo, la mandria si riversa in discesa, diluendosi verso il lungomare.
L'inizio di una corsa particolare, su due giri da 21 km, dove la maggior parte degli 8000 iscritti che mi circondavano nel primo giro, erano spariti nel secondo, in cui ho corso praticamente da solo (circa 1400 iscritti alla maratona). In una città con molti dislivelli non è facile tracciare un lungo percorso abbastanza pianeggiante per cui il compromesso per organizzare una maratona, oltre ai due giri, è stato il ripercorrere avanti ed indietro le lunghe strade, con alcuni giri di boa. In questo modo noi amici ci siamo incrociati varie volte ed è stato bello potersi incoraggiare e salutarci in vari passaggi. Il percorso è rimasto sempre impegnativo sia per il fondo, che in alcuni tratti era sui sampietrini o sui pietroni, sia per i saliscendi lievi ma costanti.
Bello il passaggio sul lungomare con il Vesuvio sullo sfondo e Castel dell'Ovo più sotto (correre lungomare è sempre un privilegio).
Ai ristori gli Scout ci davano bottigliette di acqua intere, pertanto l'idratazione è stata sempre disponibile.
Ho capito la cosa brutta dei percorsi su due giri: si conosce in anticipo cosa ci aspetterà al secondo giro e quindi la sofferenza arriva già al primo passaggio quando ci si immagina un'altra volta in quel punto dopo 21 chilometri.
Ed in uno di quei punti, ecco presentarsi il conto dei gel dimezzati e delle due giornate tra i vicoli: la botta è arrivata! Il sole caldo, l'esaurimento delle risorse, l'avverarsi delle previsioni di sofferenza: dal 30mo chilometro entro in modalità sopravvivenza, con micro-pausa per neutralizzare l'inizio di un crampo.
L'unica distrazione in quell'arrancare solitario è stata una strana coincidenza: mentre nelle cuffie l'algoritmo mi passava "Je so' pazzo" di Pino Daniele, il complessino musicale davanti al quale stavo transitando suonava la stessa canzone, quasi in sincro, a Napoli: un regalo bellissimo!
Gli ultimi 3 chilometri fra Corso Umberto I ed il Maschio Angioino sono stati allucinogeni ma ormai pensavo solo a sdraiarmi sotto al colonnato della piazza. Quindi ultima salita in semicurva, tappeto blu, 3h31' sul display, uno scatto finale di puro dovere e finalmente stop al Garmin e si prova a ricongiungere lo spirito con il corpo.
Saluti e baci alla moglie, una bella pataccona di medaglia consegnata da un Ufficiale militare e, con le ultime forze, distendersi sotto al colonnato fino a ritrovare una minima vitalità.
Bilancio: weekend turistico fantastico, gara bella ma impegnativa, risultato buono, date le circostanze non proprio ideali (col rammarico che ero andato meglio in allenamento) e la soddisfazione di aver condiviso questo bel momento con gli amici.
Prendete questo racconto come esempio negativo delle cose da non fare per affrontare una maratona, in particolare chi voglia qualificarsi con i tempi alle gare internazionali.
Fonte: Andrea Carini

