15 Novembre 2019
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Cascine di Buti: i cinghiali e la metafora della vita.

26-01-2014 20:03 - Report su marce ludiche e vari commenti
Racconto della marcia a Cascine di Buti: semplicemente spettacolare. Complice un cielo azzurro intenso, di quelli che si vedono solo in Toscana, contro cui si staglia il verde profondo degli alberi che accompagnano i nostri passi, il panorama è ad ogni km più bello. Si passa fra i boschi, salendo per un tempo infinito, si sale ancora su un pezzetto d´asfalto e poi ancora boschi ed appaiono i primi panorami da togliere il fiato, che mostrano tutta la valle, compreso il Lago Segreto di Bientina. È davvero bellissimo, un percorso perfetto. Per di più, è una di quelle marce simpatiche, dove trovi i cartelli spiritosi e ti capita di trovare donnine e omini nudi attaccati agli alberi (ovviamente, in foto). Ma soprattutto... Trovi il Cinghiale! Verso il decimo km (quindi a -15 o -20 all´arrivo) uscendo dal bosco iniziamo a sentire un gradevole odore di brace e, no, non è un´allucinazione! Peccato che noi siamo arrivati tardi e salsicce e rosticciana sono finite. Ma ho mangiato delle cose buonissime, mai viste prima, a base di sangue e pezzetti di qualcosa che non voglio sapere cosa sia. Accompagnato ovviamente da rapini, noti per essere ideali prima/durante la corsa. E per completare, un simpaticissimo ragazzo con una bottiglia di vino che non ti lascia libertà di scelta! E tutti a sorridere, scherzare e mangiare di gusto. Attimi di gioia condivisa! Passano un paio di ristori e, affianco all´immancabile cioccolato e succo di cocomero (strano, ma eccellente connubio) è il momento del Punch! Ecco, serviva giusto quello prima di affrontare una ripida discesa. All´arrivo, dopo 25km, mi viene da pensare: come, di già?? Davvero una corsa ben organizzata!


Ma veniamo alla parte filosofica, la corsa come metafora della vita.


Ieri sono partita timorosa: ho un problema al ginocchio che si tramuta in un dolore lancinante e mi impedisce di muovermi. Ma un Gigante mi ha detto "corrici sopra" ed io obbedisco, prestando attenzione ad ogni passo all´insorgere del dolore. Parto, nulla, prima salitina, nulla. Prima salitona, cammino. Eccolo, arriva. Continuo a camminare, in salita e lui, fetente, inizia a fare tanto male. Tanto non posso fare altro che andare avanti. Volevo fare 30km... Ma... Ho già superato il bivio per la 12? No, perché altrimenti vado di lì. E se l´ho superato faccio i 18. Sono molto triste, penso che mancano 2 mesi alla mia prima maratona e mi preoccupo. Ma perché non sono rimasta a letto? Forse era meglio riposare. O come mi sento triste. Poi io cammino, gli altri mi superano correndo e mi dicono "forza, corri!". Al prossimo rispondo male, giuro. Fa sempre più male. E se tornassi indietro? Quasi mi viene una lacrimuccia. Poi vedo qualcuno che conosco. Penso "che palle, ora gli devo dire perché non corro, poi lui se ne va ed io mi sento ancora più sola". Invece... Lui resta con me tutto il tempo. Fa niente se io cammino, zoppico, mi fermo, mi lamento. Fa niente se ci mettiamo 3 ore e 20 ad arrivare. Anche a lui fa male un ginocchio, ma non dice niente. Ridiamo e scherziamo tutto il tempo. Mangiamo insieme il cinghiale e ci diciamo che l´anno prossimo partiamo per primi, così troviamo anche la salsicce. Alla fine, lui va per la 25 e io dietro e mi sento grata per questo incontro. Non sono più triste, anzi, non solo mi diverto un sacco, ma imparo a gestire il dolore. Certi momenti è fortissimo, mi blocco e prendo fiato. In altri cerco l´appoggio migliore del piede e, piano piano, diventa quasi sopportabile. Ora ho certezza di farcela, che è un fastidio passeggero e che in ogni caso, al traguardo a Roma ci arrivo. Basta, per ora non mi importa altro. La metafora è questa: nei momenti in cui ti senti abbattuto e senza speranza, guardati intorno. Magari qualcuno che nemmeno conosci è pronto ad accompagnarti per un tratto di vita e farti scoprire quanto sia bella. Sempre. A prescindere da tutto. E ancora più bella con il vino di qua ed il cinghiale di là, fra i boschi, con le scarpette da corsa ai piedi.


Fonte: Cristiana Cettuzzi



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