20 Agosto 2019
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Lucca Half Marathon: una lezione di corsa, come a scuola!

07-05-2015 16:48 - Eventi a cui partecipiamo
10° Km (o forse poco prima... direi a metà del primo giro sotto le mura)
Un gruppetto abbastanza nutrito si para davanti a noi.

Ma: "dai andiamo a prenderli..."
Mi: "no Massimo, aspetta, teniamo, arriviamoci piano, tanto ora calano...(momento di silenzio)....cmq se vuoi andare, vai, fa la tua gara, non ti preoccupare..."

Il passo è intorno ai 3´55" al chilometro (menomale non siamo andati - nota personale)

Massimo è un signore del Livorno Team Running, non è più un ragazzino, da un po´, ma è un osso. Uno di quelli che devi sempre valutare se è il caso di ingoiare o meno. Devi tener presente che se lo ingoi da qualche parte, quell´osso, dovrà pur uscire. Con Mirco sembrano conoscersi bene, devono averne fatte parecchie di corse insieme.

Assisto da spettatore al dialogo e mi rendo conto che sto ricevendo una lezione, come a scuola. Si corre con il cervello, sempre. E non come faccio io normalmente (a tavoletta sempre e chi s´è visto, s´è visto...)

Il gruppetto è stato ripreso un paio di km dopo e alla fine Massimo pagherà 25 secondi a Mirco. Distacco accumulato negli ultimi due km.

03/05/2015 - 2° Lucca Half Marathon

E´ mattina, la sveglia che riflette l´orario sulla parete è suonata da un po´, è tardi, come al solito.
Devo andare a casa, preparare lo zainetto, prendere la moto e andare a Lucca.
Mr. President era stato categorico e imperativo: ore 8.30 sotto Porta Elisa, canottiera rossa d´ordinanza per foto sociale.
Ore 8.30, anzi, un filino prima, sono li. Ma non c´è nessuno. Perfetto, penso io, avrò di sicuro capito male e, come già alla maratona di Pisa, io sono da una parte e gli altri a fare la foto sociale altrove. Dopo un paio di minuti mi sento chiamare. E´ Dino, anche lui non convinto di aver capito bene orario e luogo dell´appuntamento.
Almeno siamo in due a non aver capito una sega: mal comune, mezzo gaudio.
E invece no. Di li ad un momento, una selva di canottiere rosse arrivano da Villa Bottini (sede dell´expo) con il President, condottiero senza paura e, soprattutto, con le ali ai calzari come il dio Mercurio, in testa (è appurato che ognuno c´ha il presidente che si merita).
Saluti di circostanza e foto (proprio una bella foto direi!).
Attendo all´antichissimo rito della pipì pregara all´aperto e vado a cercare posizione ai nastri di partenza. Di fianco a me c´è Mirco. Mi chiede come volessi correre. Rispondo di aver visto il palloncino del peacer di 1.25´ e di pensare di andare dietro a quello. Mi mostra il suo orologio gps, ha impostato la distanza e il tempo ad 1.23´. Faccio spallucce: ci provo. Anche se non ne sono per niente sicuro.
Lo schieramento di partenza era ormai composto, non c´è stato possibile avanzare neanche un metro e, per non perdere almeno le posizioni subito a ridosso, decidiamo di non scaldarci neanche.
Perfetto: si parte a ghiaccio e c´è da camminare subito forte.
Accanto a noi lo Scacco, il Guerrini, il mi fratello, il Giglia, il Cassi (con una maglia verde, che, io poi boh, l´avrei quasi quasi, squalificato...).

Al via il gruppone si sgrana quasi subito. Con Mirco prendiamo l´interno e cominciamo a recuperare posizioni su posizioni. Quando la strada si fa meno affollata mi dice di forzare, che abbiamo bisogno di recuperare quello che abbiamo perso in partenza. Viaggiamo intorno a 3´40"a km. Quando stiamo per scendere dalle mura siamo in 4. Io e Mirco con l´aquila sul petto e Massimo e un altro ragazzo del Livorno Team Running. Quando il gps di Mirco ci dice che abbiamo recuperato quanto perso in partenza (sull´ideal time di 1.23´ a fine corsa) stabilizziamo il passo intorno a 3´55".
Mirco gestisce la corsa come un cyborg. Indica le buche a chi gli sta dietro, suggerisce quando è il momento di tagliare le curve per scorciare qualche metro. E´ impressionantemente meticoloso. Conosce molto bene i suoi mezzi e si vede.
Massimo mi dice che appena c´ha visti s´è attaccato a botta sicura, portandosi dietro l´altro ragazzo, e che Mirco è una sicurezza.
Mirco dal suo lato mi dice che quel Massimo lì, sono 30 anni che corre e che va fortissimo ed è sempre li in cima.
Ho capito, de, l´unico pecorone, qui ner mezzo, so io.
Recuperiamo una serie di piccoli gruppetti, qualcuno lo passiamo, qualcuno si accoda.
Nota di colore: mi garbano da morire i gruppettini rock che suonano lungo il percorso (sono due fuori dalle mura e uno in centro): headbanging a tutto fo´o...
Primo passaggio dentro la città, lo dico perché un giorno me ne sia reso merito: ho dato una bottiglia d´acqua a l´altro ragazzo del Livorno Team Running (ho il cuore tenero, non ci posso far niente).
Il passo rimane costante, tranne un leggero calo intorno al 14° km. Mirco mi riporta all´ordine, ma me la sento sguscià che io sono quasi arrivato. Km 16° la crisi è arrivata, non forte ma è arrivata: la gestisco con la respirazione e con una bella spugna fresca sul collo. Km 18°, ecco, ora si che ci siamo. Perdo contatto con i miei mentori. Ho fatto il botto, ma ci sta. Secondo il Gps di Mirco avevamo un esiguo vantaggio sull´ideal time impostato, stringo i denti e cerco di tenere la canotta rossa nella visuale.
Si entra in città, subisco qualche sorpasso, ma il cronometro mi sorride ancora. Il passo si abbassa di una decina di secondi a km. Viaggio intorno ai 4´05"/4´08 a km.
Ultimi 500 metri, sono segnalati con un cartello. Mamma mia com´è bello quel cartello.
C´è Dino (era li per far le foto), mi incita, mi dice che ci siamo, che è finita.
Memore della volata che stavo perdendo al triathlon a Livorno la scorsa settimana, raccolgo le ultime energie e abbozzo una progressione. C´è tanta gente a bordo strada, semplici curiosi, mamme con bambini, persone anziane. L´incitamento è costante e generalizzato.
Provo a superare colui che avevo davanti, ma niente da fare: arriva lui. Ma ho vinto lo stesso, anche questa volta.

Grandi le Aquile tutte, che prendono il premio come gruppo più numeroso.


Fonte: Valerio Savino



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